29.3.03

Sono incazzato nero, ma anche triste e demoralizzato. Non riesco più a prendere in mano il telecomando perché temo che la prima immagine che mi si parerà davanti sia quella di un ennesima discussione senza significato, di un dialogo senza orecchie e senza bocche. Ma il dialogo non dovrebbe essere vera rivelazione della vita? Già, ma purtroppo ciò a cui assistiamo in queste settimane non é vero dialogo ma mille e mille monologhi che vogliono convincerci di abbracciare l'una o l'altra tesi, il bianco o il nero, il buono o il cattivo.

saluti da un'anima affranta
Eros

28.3.03

Ciao piccoli alberelli di porcospini,
torno ora da Bologna e appena tornato leggo il "luogo", scusate il ritardo!

Sono tristemente contento dell'agoscia per il rumore di fondo di Simo. Tolta dalle notizie quotidiane le solite porcate e la coperta delle spiegazioni economiche, centrale nella causa di questa guerra, emerge il rumore, l'angoscia di cui ho cercato di scrivere qualche giorno prima, ma che solo le parole di Simo hanno reso comprensibile. Io vorrei ribadire uno dei motivi che ci hanno condotto fino qui: non abbiamo molto tempo, forse 15 o 20 anni, poi il nostro patrimonio non avrà più valore sostituito da chissà quale cultura-manageriale. Si salvi chi può. Non solo è stata guerra tra Bush e le manif, c'è stato qualcosa in più: uno scippo democratico. La democrazia stessa è ferita come modello, sostituita con la variazione di percentuale dei sondaggi. Ma ancora di più il sogno di una sorta di "democrazia" mondiale è andato distrutto, i principi contenuti in esso, come semi pronti a germinare.....dimostrato quello che valevano. Questo è l'elemento che mi preoccupa di più come svizzero e come "anarchico", il che la dice tutta.

Bello, la risposta pronta in stile pubblicitario sta sostituendo la decisione ragionata e ponderata del processo democratico (sempre che sia stata mai...:-) ).

Ho paura del Viet-irak...io non so se sono pronto, noi come coscienza "di manifestanti" siamo pronti? (come dice Simo....) Siamo noi a dovercene occupare, altrimenti... Si salvi chi può.

UN abbraccio mortadelloso
(S)ilvio
Ciao a tutti,
finalmente tra una cosa e l'altra riesco a tornare in contatto in questo spazio...sono giorni difficili, un amico si è tolto la vita la notte di marcoledì scorso e come sociologa in formazione non posso non considerare come fondamentali le circostanze esterne alla sua esistenza. Non era una persona stabile, ma da una settimana mi chiedo se lui non sia una vittima della guerra...la guerra mediatica, la guerra dei valori...in questo mondo di continue rivoluzioni interne al pensiero, la violenza simbolica miete sempre più vittime. Lui mi era accanto. Gli iracheni li sento lontani anni luce, grazie non solo ai chilometri e alla cultura che mi separano da loro, ma soprattutto grazie al lavoro dei media, che hanno un talento spiccato per tramutare ogni cosa in semplice immagine, astratta, priva di qualsiasi connotazione emotiva che non sia la paura e l'indifferenza.
Non accendo più la televisione, mi incazzo a vedere la tsi più schierata di tv5...mi viene il mal di pancia a vedere delle immagini che non hanno razionalmente niente a che fare con le notizie riportate e, soprattutto, non accetto di vedere che su dieci canali di stati differenti le notizie sono esattamente le stesse; riportate con diverse interpretazioni ma dosate con il contagoccie...ogni giorno una novità sul piano civile, territoriale, investimenti, manifestazioni di protesta e sondaggi d'opinione.
Quest'ultimi, ho letto, sono stati oggetto di discussione e prolungo la visita perché vale la pena di esprimersi su di essi. Prima di tutto i sondaggi sono costituiti da domande, ciò significa di già un buon margine di manovra per chi gli emette di poter decidere cosa è oggetto di discussione e cosa no. Le domande sono create per focalizzare l'attenzione delle persone su determinate prospettive e quindi aiutare i politici a restare in una certa dimensione di discussione (guerra sì, guerra no, terrorismo e accesso alle armi, lavoro e paure varie) per avere un quadro comune dei problemi e delle soluzioni possibili. Secondariamente l'impostazione della domanda è sempre canalizzatrice della risposta e, oltre al fatto che le risposte possibili tante volte sono assolutamente equivalenti, a volte lo spazio per una risposta "altra" non esiste proprio. Un altro aspetto è che non sono prese in considerazione le non risposte, ciò che di sicuro fa sì che determinate categorie siano escluse dal discorso..o meglio che i risultati vengano ricalcolati e quindi ancora una volta rifalsati.
Ma il peggio, ossia la perversione che sta alla base di questo strumento di rimbecillimento dell'uomo medio è soprattutto il suo scopo: il sondaggio esprime "l'opinione pubblica"! Quale concetto più aberrante e assassino del pensiero di ciascun membro della comunità considerata...stupro dell'originale, della multiformità che compone il tutto! Cosa significa "opinione pubblica"? Vuol dire che c'è un consenso collettivo su ciò che sono i problemi da trattare, come detto, e che i problemi li guardiamo tutti dalla stessa ottica!!
Sembra che il mondo sia sempre più complicato, forse perché non facciamo altro che cercare di semplificarlo al limite del pensiero binario.
Un forte abbraccio da Neuch,
Laura

27.3.03

cello-einsatz
von hinter dem schmerz:

die gewalten, nach gegen-
himmeln gestaffelt,
wälzen undeutbares vor
einflugschneise und einfahrt,

der
erklommene abend
stehet voller lungengeäst,

zwei brandwolken atem
graben im buch,
das der schläfenlärm aufschlug,

etwas wird war,

zwölfmal erlüht
das von pfeilen getroffene drüben,

die schwarz-
blütige trinkt des schwarzblütigen samen,

alles is weniger, als
es ist,
alles ist mehr.

Paul Celan, 1967.

26.3.03

ieri mi hanno detto che alcuni ristoranti negli stati uniti stanno cambiando il nome delle french fries in liberty fries, così come all'inizio della grande guerra, sempre negli stati uniti, le salsicce tedesche venivano oramai chiamate salsicce della libertà. in questo momento alla tv francese passano un documentario sulla triste sorte dei soldati tedeschi in mani americane dopo la seconda guerra mondiale, prigionia cui i francesi si opposero nei limiti del possibile. ribadisco il concetto: mi fanno paura. non so se si tratta di una mia crisi psicotica, ma se ascolto attentamente il ronzio di fondo dell'informazione, mi sembra di sentire le loro voci, quasi distinte. e non promettono niente di buono.

sembra che il nome 'french fries' abbia origine da una cena alla casa bianca nel 1802, il cui menu riportava la dicitura: "potatoes served in the French manner", su domanda personale del presidente Thomas Jefferson, che le aveva gustate in un ristorante parigino (per approfondimenti storici rimando a: http://csmweb2.emcweb.com/durable/2000/05/02/p18s1.htm e www.stim.com/Stim-x/9.2/fries/fries-09.2.html). i belgi tuttavia rivendicano la paternità delle patatine fritte, preparate in abbondante olio fin dal sediciesimo secolo (accusando gli americani della solita approsimatezza storica), che dovrebbero quindi essere chiamate "belgian fries" (si veda il polemico: http://www.belgianfries.com/). i francesi, da parte loro lo sanno che le patatine fritte sono più un affare belga che francese, tanto che in molti snak bar si vendono dei panini ripieni di patatine chiamati: 'sandwich belge'. nessuno li compra (come potete immaginare), e a dire il vero mi sono quasi convinto che il vero motivo per cui sono sulle carte delle paninoteche sia per prendere per il culo i belgi.
penso che, essendosi il belgio schierato a fianco della francia contro l'avvallo delle nazioni unite ad una guerra in irak, gli americani si siano trovati nell'impossibilità di ribattezzare le patatine 'belgian fries', perdendo ancora una volta l'occasione di riparare ai torti commessi in passato.
un aneddoto: le patatine chips sarebbero state invece scoperte fortuitamente da un indiano d'america di nome George Crum e di professione cuoco al Moon Lake House Hotel di Saratoga Springs, grazie al commodoro Cornelius Vanderbilt, che, una volta assaggiate le french fries, le trovò troppo tozze, ritornandole in cucina. il cuoco, esasperato, tagliò le patate sottilissime e le fisse. al commodoro piaccero molto. non vennenero chiamate 'native-american fries' ma 'Saratoga Crisps'.

un abbraccio
s.

25.3.03

Cari amici, cari compagni, care anime in pena,

era questa, e lo é tuttora, una guerra che doveva rassicurare i popoli dopo i fatti dell'11 sett., una guerra che aveva il compito di stanare il dittatore che finanzia al-queida e quindi di darci quell'effimera sicurezza che comunque siamo protetti dal Dio-Usa. E invece questa guerra rischia di scaraventarci in una dimensione di maggiore insicurezza perché:
1) i rischi di attentati potranno moltiplicarsi
2) l'Onu, che doveva essere l'organizzazione pacificatrice del mondo tutto, si é sciolta come neve al sole
3) il fanatismo islamico si rafforzerà nella convinzione che questa é una guerra santa

La verità tragica e amara é che mentre Vespa gioca a risiko in trasmissione con una banda di stronzi che abbattono soldatini di plastica volendo far credere ad una guerra virtuale migliaia di persone non hanno più una casa, l'acqua, il cibo e vagano disperati alla ricerca di un po' di PACE magari incappando in una qualche mina antiuomo con su scritto "made in Italy".

Un caro saluto irakeno
Eros

24.3.03

vincere-perdere

cari allunati, scusatemi se scrivo queste parole. scusate perché in questo momento scrivere e parlare mi sembra difficile. scusate perché non posso fare altro che scrivere nel dubbio. silvio non me ne voglia, ma al di là della propaganda giornalistica, vorrei cominciare raccontando una storia. due settimane fa, alcuni di noi, assieme a qualche altra decina di milioni di persone, manifestavano la loro opposizione alla guerra, con lo sguardo fisso a ciò che, nello stesso tempo, stava succedendo al consiglio di sicurezza dell'o.n.u.
pensavo, come altri, che lì si stesse decidendo il futuro dell'irak, e forse, oltre esso, del mondo intero. la guerra diplomatica tra stati uniti e francia - bush e chiraq, come è stata stilizzata nella coscienza comune - era al suo apice: powell chiede una seconda risoluzione, dominique de villepin parte per l'africa per conincere alcuni paesi presenti nel consiglio di sicurezza (ancora indecisi) ad opporvisi. la sera del 10 marzo chiraq annuncia a reti unificate il successo della missione del suo ministro degli esteri: gli stati uniti non hanno una maggioranza al consiglio di sicurezza.
la diplomazia francese ha vinto. alcuni, anche io, hanno pensato: il movimento ha vinto.
non voglio qui, come ho già fatto in questo luogo, dibattere delle ragioni del no francese alla guerra. solo cercare di ricostruire ciò che è successo in seguito.
cioè: gli stati uniti, messi in scacco diplomaticamente in seno all'o.n.u., organizzano il vertice delle azzorre con gran bretagna e spagna. bush annuncia l'ultimatum. due giorni dopo comincia la guerra. mentre scrivo la guerra fa le sue vittime.
la diplomazia francese ha perso. con essa, penso, ha perso il movimento. e qui si materializza il dubbio che mi spinge a scrivere.
sabato ho manifestato a lugano. era una bella giornata, ho camminato, chiaccherato con qualche amico, fumato una paglia dietro l'altra, perfino ballato alla stazione della shell, occupata per qualche decina di minuti. ero perfino felice - e anche un po' commosso, perché no? - nell'osservare la gioiosa militanza di tante persone, molte più piccole di me, molte ragazze, carinissime mentre saltellavano nello loro improvvisate gonne di pace. mi sono anche detto: purché duri... sì, se dura c'è una speranza... se solo durasse più di quanto è durato per la mia generazione... e questa è la nota positiva. il dubbio è altrove, e purtroppo dà il tono a questa nota, il suo rumore di fondo.
il rumore è quello della guerra, e in quella fine di pomeriggio si è come materializzato nel compressore che alimentava l'impianto del concerto alla stazione di servizio, che si faceva sentire soprattutto tra una canzone e l'altra. la guerra è là, non così distante... voglio dire: forse abbiamo perso e non ce ne siamo accorti. hanno vinto gli stati uniti, ha vinto bush. non solo perché la guerra la fanno ugualmente, è scontato, in fondo lo sapevamo già. bush ha vinto anche perché la guerra la fà da solo, l'irak se lo gestirà da solo, gli u.s.a. hanno abbandonato l'o.n.u.
se qualcuno ha già capito dove voglio andare a parare, preciso subito qualcosa: gli stati uniti volevano la guerra, con o senza l'o.n.u. l'hanno cercata con tutte le loro forze e la stanno facendo. se qualcosa si è rotto negli equilibri internazionali, è innanzitutto per questa loro volontà intrattabile.
ma opporsi ad una seconda risoluzione, voluta da powell per rafforzare la comunità internazionale contro il regime irakeno, ritardare lo scoppio della guerra di un mese, un mese e mezzo, e non isolare gli stati uniti nella loro volontà di potenza, non ha forse condannato il resto del mondo all'impotenza?
non è stata la minaccia francese di veto ad indebolire ancora di più la fragile forza dell'o.n.u.?
non stiamo tutti sostenendo una posizione ambigua?
nel 1938 milioni di pacifisti manifestavano contro un'intervento militare per contenere l'avanzata della germania fascita. poi ci sono stati gli accordi di monaco. e tutto stava già andando a puttane nell'europa dell'epoca. a volte mi sembra di dimenticare la sofferenza presente e passata di molte persone nella preoccupazione esclusiva di sofferenze future.
che la guerra non sia mai umanitaria non c'è dubbio. che la guerra sia sempre dolore e morte è fuori discussione. però vorrei dire: MI SENTO IN PACE CON LA MIA COSCIENZA QUANDO MANIFESTO CONTRO LA GUERRA IN IRAK. NON HO MAI MANIFESTATO CONTRO IL REGIME DI SADDAM, E MI SENTO MENO IN PACE CON LA MIA COSCIENZA. direte: cazzi tuoi se non manifestavi per i curdi. ma non è così semplice, non è un problema solo mio. ci riguarda tutti, o quasi. non è che anche noi, a nostro modo, siamo manipolati?
in molti eravamo indignati, incazzti, tristi o depressi per la guerra in serbia e cossovo. solo qualche mese fa ho capito che non è stata una guerra imperialista americana, ma una guerra profondamente europea (tra l'altro, voluta in primo luogo da chiraq), che ha permesso in qualche modo non solo una qualche pacificazione dei balcani, ma l'allargamento dell'europa all'est, il tribunale dell'aja, ...
lì si scannavano da anni, e noi guardavamo con disgusto, nel migliore dei casi: con pietà, quella barbarie. in pochi scendevano in piazza per dire: basta! e quando si è fatto qualcosa siamo tutti andati a manifestare la nostra riprovazione nei confronti della violenza, della guerra ingiusta.
ma quanto abbiamo riflettuto sul concetto di giustizia e di legittimità dell'uso della forza? o sul concetto di ingerenza?

avrei altre cose da dire, ma mi fermo qui, sono stanco. capitemi bene: questa guerra mi fa schifo, ma mi faccio un po' schifo anch'io, non solo gli americani. spero che gli americani vincano presto la guerra, il più velocemente possibile. che gli iracheni si arrendano in fretta. che saddam sia trovato presto. se trovano anche bin laden sono l'uomo più felice del mondo. abbasso la resistenza irachena, prima la guerra finisce e meglio è. è il minore dei mali. per gli americani che vogliono vincere, per gli iracheni che si salvano la pelle, per l'europa che sennò va in crisi, per il mondo che altrimenti va a puttane perché se l'o.n.u. non esiste più e gli americani non fanno almeno cappotto all'esercito irakeno qualsiasi paese al mondo comincia a fare quel cazzo che gli pare (più di quanto già non faccia), e per me, che sono stanco di manifestare pubblicamente le mie contraddizioni, e di vivermele addosso più di quanto la mia vita già non mi obblighi a fare.
forza marines, arrivate a bagdad in fretta. vi aspettiamo per fare il punto della situazione.
notte
s.

21.3.03

ciao a tutti,

qualche appunto ai sette punti di silvio

la prima parola è propaganda, la seconda superficialità. l'idea, è vero di affidarsi allo stesso formato per ogni contenuto è sempre presente. per quello che riguarda l'informazione televisiva il formato è quello dell'inviato. l'inviato è quella persona che paracadutata in un paese di milioni di abitanti lo capisce in un batter d'occhio, ha i mezzi paranormali che gli permettono di spiegarci in trenta secondi cosa pensa ogni cretino della nazione. ieri sera alla tsi si sono collegati con l' Inviato a washington e gli hanno chiesto "che aria tira nel paese?" e lui, senza battere ciglio ha spiegato che aria tira in un paese di 250 milioni di abitanti. una superficialità è affidarsi al primo giornalista che passa, di cui potremmo dubitare che sappia che aria tira in casa sua, e farci delucidare sulla situazione mondiale. poi si passa al prossimo inviato, che ci racconta l'iraq dai curdi ai sunniti agli sciiti senza sapere di cosa parla.

una seconda superficialità è quela di affidarsi al numero del sondaggio. il 52% degli americani è per la guerra, un morto e otto feriti, tremila morti e seimila feriti, centoventi misiili al-samud. è semplice aderenza ad un mondo che non esiste e totale distanza dalla complessità degli eventi e delle persone. la cifra è la scorciatoia del giornalismo per parlare di quello di cui non si può parlare se non con fatica, il passe-partout per dire tutto, sembrare obiettivi e non dire in realtà nulla. il sondaggio è l'arma del giornalismo moderno che numerizza il mondo, lo riduce ai minimi termini. nessuno contesta il sondaggio (i numeri parlano chiaro) tutti usano il nulla aritmetico per dire il tutto umano.

non ho tempo di scrivere di propaganda, ma se gurdate la televisione in queste ore tutto puzza. sono rispuntate le immagini dei curdi uccisi da saddam, e sono arrivate le immagini da kuwait city con la gente che si mette le maschere antigas accanto a signore che passeggiano con la borsetta e se ne fregano di tutto.

devo scappare, oggi sono stressato (per la prima volta dagli anni ottanta). spero che sia più o meno qualcosa del genere che ti aspettavi, caro simo. ne parleremo dal vivo se non lo è.

abbracci al-samud

binde

18.3.03

Care stelle luminose,
in questi momenti di follia collettiva ho trovato un motivo di orgoglio e felicità. La nostra consigliera federale ginevrina mi ha sopreso. L'unica notizia che nei telegiornali riportava preoccupazione per la popolazione (uomini, donne e bambini) era in riferimento alla posizione della svizzera sostenuta appunto da Micheline Calmy-Rey. Anche il cancelliere tedesco ha avuto un pensiero per i civili, ma l'accusa di seguire delle ragioni elettorali è un sospetto sempre presente nei suoi confronti. Nel deserto dell'informazione ho trovato una notizia "bella", non trovate?

Seguendo una trasmissione su rai tre, questa mattina, sono incappato in un ragionamento interessante:
L'informazione è fondata sullo scoop(spero di aver scritto giusto); per questo motivo c'è la personificazione dell'informazione; è scomparsa la gente! sono scomparse le persone; ci sono solo i signori Blair, Bush, Berlusconi, Schwarzenegger, madonna, il papa...il bambino palestinese che lancia le pietre. Tutto è uguale, tutto è scoop, tutto è ridotto all'osso. Questo non per ragioni politiche, ma per ragioni economiche del "Network".

Fatemi sapere che ne pensate. Posto con la giusta profondità, mi sembra che sia un primo tassello di risposta ai quesiti di ieri.

Non siate abbattuti per ciò che succede nel mondo, noi siamo il futuro e la speranza.

(S)ilvio

17.3.03

Care postille inutili,
la pioggia di tritolo sta per prendere forma. Nella marea di strXXXate di queste ore non ho sentito una parola, dico una, in merito alle persone che moriranno nei prossimi giorni. Certo sentiremo parlare di "effetti collaterali", o " ci risulta un numero di perdite inferiore al previsto!",.... di rabbia esplode il mio cuore, anche se vi fosse una sola vittima, Saddam, avrò la forte tentazione di esprimermi con i termini: "carneficina premeditata", "spagimento di sangue d'innocente". L'ostinazione, la "gioia" di quelle persone che non vedono l'ora di andare in guerra...spero che non ci siano i loro figli tra i campi di croci tutte uguali. Sono disgustato che nessun telegiornale, radio, sito internet si sia preoccupato di dire: "beh, se una guerra ci sarà, speriamo sia breve e che la popolazione civile ne risenta il meno possibile; speriamo che le armi intelligenti esistano veramente; speriamo che l'esercito aggressore sia clemente con un popolo orgoglioso della sua terra: evitiamo di produrre un'altra Germania (prima guerra modiale)". Nessuno si è sentito in obbligo di fare un pensiero per le persone innocenti che soffriranno di questa guerra di aggressione. Si dice che gli USA aggrediscono deliberatamente uno stato sovrano in questo malomodo per la prima volta da 150 anni. Dalla guerra con il messico (scusate storici se sbaglio le date): speriamo che ne passino altri 150 per la prossima. Speriamo che l'ONU abbia ancora un ruolo: per me sono il simbolo tangibile che il mondo si muove tra alti e bassi verso una pacificazione globale, magari un governo modiale democratico...chissà. Spero di poter sperare ancora. Spero che i Coreani del nord non seguano l'esempio, spero che la Cina non segua l'esempio, spero che l'India e il Pakistan non seguano l'esempio, spero che in palestina possa esistere un giorno uno stato, due stati e che possano dimenticare il loro infausto passato...
Spero di non aver dimenticato nessuno.
Il mio pensiero va a tutti i deboli che in questi giorni soffriranno come sempre, ma con un poco di pessimismo in più.

Vorrei andare avanti per paginate, ma il mio qualunquismo è meglio ridurlo allo stretto necessario. Voglio porvi dei quesiti, pensateci su ci servono persone che hanno riflettuto ben bene per la giornata sull'informazione:
1.Come rientra l'informazione nelle politiche del quotidiano? Come contribuisce alla autoriproduzione del sistema?
2.Qual è il modello di verità dell'informazione? Aderenza, distanza? Qual'è la misura dell'informazione?
3. Ideologia dell'insicurezza!
4."Non è il contenuto che inventa nuove forme di comunicazione, ma la stessa forma per ogni contenuto..."
5.Come si situa l'Uomo difronte alla comunicazione/informazione?
6.Quali sono le pratiche di verità dell'informazione?
7. "Non è l'uomo la misura di tutte le cose; l'incontro è la misura"

I progetti dell'installazione vanno avanti; si sta pensando di proiettare durante la giornata delle pellicole (pensate a qualche titolo); si pensa alla lettura di brani classici, critici, artistici sul tema (pensate a qualche autore/brano- tipo Wahrol, Debohr, Marx, Goebels...); creazione di un palco della "parola", in cui chiunque possa dire ciò che pensa liberamente; magari pensare ad una persona o due che abbiano voglia di raccontarsi/ci.
Per questo ultimo punto non saprei...magari qualcuno che possa spiegarci come è cambiato il modo di fare informazione da 5 anni a questa parte? o se avete altre idee....Il LUOGO è qui per questo. Infine la creazion di un CD-rom con il contenuto degli estratti, dell'installazione, una bibliografia per capire meglio l'evento e avere un documento di consultazione!

Scusate lo sfogo di prima.....in queste ore e giorni siete tutti nei miei pensieri, siete la mia speranza. Un abbraccio.
(S)ilvio

12.3.03

Postilla

Non dubito che a muovere i governi sia l'interesse, ci mancherebbe, e sono convinto che l'interesse della "old europe" sia solo casualmente la stessa della gente (Mururoa deve insegnare). Non confonderei però governo e nazioni/stato. Esiste interesse lobbistisco come dice Simo, ma non sono convinto che esista un interesse generale (volontà generale) interpretato dai governi. La mia analisi parte da una constatazione: oggi c'è un debito democratico (7.3.2003 e 10.3.2003). Oggi è reso evidente che i governi agiscono spesso per il loro tornaconto e contro la democrazia. Inserito in questo contesto la guerra in Irak sarà anche necessaria per le "1000" persone che hanno dato i soldi a Bush per vincere la campagna elettorale, perché oggi invece di guadagnare 15 miliardi di dollari, ne guadagnano 5 (poverini mi fanno tenerezza), ma l'analisi non può finire qui. La mia domanda 10.3.2003 è quella che anche tu lasci aperta..."in realt, il governo bush (il re), ha semplicemente fatto i suoi calcoli, ritenendo più soddisfacente per i suoi interessi e per quelli del suo paese (o più modestamente: delle lobby più influenti nel suo paese) di fare una guerra all'irak." Vorrei sapere quali sono questi interessi! Il petrolio può spiegare una guerra? SI! Una recessione può spiegare una guerra? SI; la mia domanda però non è questa, il governo americano sta compiendo delle manovre che non si esauriscono con la guerra in Irak, la guerra preventiva agli stati canaglia e il rifiuto delle istituzioni internazionali; si muove secondo una logica che non comprendo e che probabilmente si può far risalire alla seconda amministrazione Clinton. Ecco la mia domanda qual è l'interesse che spinge il governo USA ad agire "fuori dagli schemi"? Oggi non è dato sapere: Ecco il debito democratico.
Questa opacità, questo debito è ciò che oggi mi inquieta maggiormente e preventivamente!

Un abbraccio (S)ilvio

Ps Grazie Simo per la risposta! ;-)

11.3.03

caro silvio,
ho letto con attenzione il tuo messaggio e ho riflettuto un po' sulla domanda che ci poni. non riesco però a capire se ti pone problema la motivazione (come sembra da questo passagggio: "come puo` un Re abbandonare i suoi pezzi migliori, acquistati con tanta fatica, cacciarli dalla bacheca per ricevere in cambio, oil, un mezzo deserto arabico, un po' di conquistadores falliti e, udite, udite, Il nostro mitico Berluscao "meravigliao"?") oppure la giustificazione della guerra che gli usa vogliono fare in irak (come emerge alla fine: "una crisi economica giustifica una guerra?"). da quel che ho capito per te i due problemi sono confusi: è sempre questione di interesse (economico o, per così dire, generale). fino a qualche giorno fa avrei tenuto le due domande distinte: alla domanda: "da cosa la guerra è motivata?" avrei risposto, come ho fatto, da motivazioni economiche; a quella, da cosa la guerra è giustificata, avrei risposto, non senza qualche dubbio radicale, che se una guerra è mai giustificata (cosa da dimostrare), lo è in virtù di un qualche bene (nel senso forte del termine). facile allora la critica agli usa: le motivazioni esplicite adottate per giustificare la guerra in irak da parte del governo americano non corrispondono a quelle reali, o solo in parte. in realtà, il governo bush (il re), ha semplicemente fatto i suoi calcoli, ritenendo più soddisfacente per i suoi interessi e per quelli del suo paese (o più modestamente: delle lobby più influenti nel suo paese) di fare una guerra all'irak. se ciò significa pasteggiare con un vino californiano piuttosto che con un bourgogne, tant pis... in ogni caso di vino non ne capiscono nulla! la giustificazione, a posteriori, è una questione di immagine, pubblicità.
un'ultima cosa. come ho cercato di dire l'ultima volta, non bisogna pensare che per i francesi, i russi ecc. il problema si ponga diversamente: è l'interesse nazionale il valore ultimo che guida i governi, anche quelli che si oppongono alla guerra, anche quando l'interesse nazionale viene a coincidere con l'interesse di una qualche élite. è vero, analizzare così la situazione toglie molto charme eroico alla posizione della vecchia europa, ma l'esercizio di un certo realismo penso possa essere un buon rimedio ad un manicheismo a venire (o gia venuto.)
comunque, come si dice, finché c'è vita c'è speraza. in una poesia di celan intitolata "fiducia" si parla di un occhio sconosciuto, nascosto sotto una palpebra di roccia, e di una ciglia forgiata dalla sofferenza, rivolta al suo interno...

"vor euch tut sie das Werk,
als gäb es, weil Stein ist, noch Brüder"

(che traduco: "davanti a voi fà il suo lavoro, come se
poiché la pietra esite, ancora esistono fratelli")

Un abbraccio a tutti
simo.

10.3.03

Care spine pungenti,
è con tanta apprensione che mi spingo a postare un messaggio a voi, ingenui donatori di attenzione.
"Il tempo sta scadendo!" messo alla porta, non è più sulla bocca di nessuno. Che frase infelice! Mandata a casa per gli evidenti difetti di scapigliatura.
I pochi portavoce presenti si sono decisi di sposare la più morigerata "data di scadenza"; anche la guerra ha le sue. Quando è dichiarata sicuramente è andata a male. I suoi umori rilasciano orribili carogne che non si possono riciclare come i nostri eroici sforzi intestinali.

Il vorticoso e incessante lavorio degli imenotteri, le loro luci colorate, le loro sirene suadenti, hanno costruito per noi il paese della cuccagna. Noi degni Lucignoli ci stiamo divertendo, come dei voyeur, attraverso lo spioncino delle telecamere. Orwell fallì nella sua mirabile impresa di precognizarci, le immagini non sono suoni. La TV non è una radio munita di microspia. Noi vediamo il BB.
Questo però non ci fa capire le ragioni delle sue azioni.

Pongo dunque il tassello che sfugge ad ogni mio tentativo d'analisi per pregarvi d'illustrarmi il vostro, se uno ne avete.
Finora ho immaginato una scacchiera su cui non esistono fronti opposti, ma pedine sole che con il tempo delle speciazioni si coagulano lentamente in fronti impari. Impari, perché solo una pedina detta legge, il Re; ora sulla scacchiera ve ne è solo uno, quindi: egli legifera e vuole una degna devozione; oppure, il Re ha i suoi vizzi come la caccia ai dolci e teneri petroldollari e chi potrebbe biasimarlo se non un minuscolo gruppuscolo di animalisti vegetariani, magari atei?
In nessuna delle mie ipotesi - "mie", che sconsiderato attentatore al diritto d'autore!!- ho mai accennato a barbuti e temibili "mezzalunati", ma d'altronde chi ha il fegato di gatto "Powell", il paffuto micio reale?
Sono confuso, come può un Re abbandonare i suoi pezzi migliori, acquistati con tanta fatica, cacciarli dalla bacheca per ricevere in cambio, oil, un mezzo deserto arabico, un po' di conquistadores falliti e, udite, udite, Il nostro mitico Berluscao "meravigliao"? Scusate, ma il palatinato ha ben più fascino...e volete mettere una passeggiata sulla dolce rossosbiadita piazza moscovita con un trekking su montagne di bambini affamati in Angola?

Nella mente si associano altri pensieri, il tribunale penale internazionale, i trattati ambientali, lo scudo spaziale, lo svincolamento dall'Onu e dal diritto internazionale....Forse questi sono segnali a cui dare una spiegazione ponderata...non capisco il "vantaggio", a meno che:
a- Il Re è guidato da una manica di decerebrati che non sapendo più cosa fare nel tempo libero e non potendo più giocare con i nostri soldi, in tanto oggi come oggi ci perderebbero sicuramente, giocano con il potere e il lustro cercando di comprare le azioni più promettenti nella Borsa mondiale e di ottenere quindi ancora più lustro e potere (WOW!).
b-Il Re ha deciso di togliere di mezzo i "cattivi" potenziali dei prossimi 200 anni in modo da potersi isolare e promuovere senza intoppi il suo megaprogetto di sviluppo: rinchiudersi sul continente nord americano, staccarlo dalla crosta terrestre e, dopo aver doverosamente costruito gli impianti necessari depauperando noi e il nostro mondo, partire per colonizzare un nuovo pianeta(!!!) e perpetuare così il suo assessuato ciclo ricreativo-riproduttivo.

Delle due chiaramente preferisco la B perlomeno tra qualche secolo ce lo toglieremmo dalle balle.

Aiutatemi forse ho dimenticato il dibattito degli ultimi mesi: una crisi economica giustifica una guerra? Si, sembra; ma, la recessione, anche la più profonda giustifica l'indebolimento, la cancellazione del diritto internazionale(Onu, Wto, ....) e dei legami di ferro tra i pezzi più pregiati? E della nostra tranquillità e quella di quei poveracci su cui cadranno 3000 bombe in poco meno di 24 ore?

Non so se mi sono spiegato: QUALCUNO HA UN'IDEA?

Un sottile abbraccio (S)ilvio

7.3.03

Da quasi un mese non scrivo nulla. Mi sento disidratare lentamente. Ho scoperto il mio grigiume.

Un pacchetto regalo, con tutto dentro, dalla casa al mobilio, dal lavoro ai libri, lo riceviamo tutti.
-Proprio come le razioni alimentari in Afghanistan, nessuno segnala la differenza con le bombe; è solo più veloce-
O ricevi e trovi il pacchetto fortunato con la vita in formato naturale e anche l'abbonamento a telepiù, o trovi il pacchetto con un tubetto di surrogato di realtà concentrato e una vita in una miniatura. Le avvertenze del mio "Ubik" riportano la dicitura: "Il tubetto è solo uno, non ne avrà altri al di fuori di me, moderare l'assunzione e seguire i comandamenti...". La miniatura che ho trovato nel pacchetto sembra la casa dei "teletubbies", ma poi chi ci deve vivere sono io.
Secondo voi ho fatto male a buttare tutto nella monnezza?

Assottigliandomi (S)ilvio

Ps per il Documentario Eros, che ne dici di Domenica? o Lavori?
Ieri sera sulla TSI 1 c'è stato un dibattito televisivo sulla guerra in Iraq. L'ho registrato ma non ho avuto il tempo di guardarlo. Così avrei pensato che lo si potrebbe vedere tutti insieme uno di questi giorni, anche a casa mia, con discussione inclusa. Che ne dite? Fatemi sapere!

Un abbraccio

Eros
Pensiero del giorno:

Un uomo salì sull'autobus e si sedette accanto a un giovane che aveva tutta l'aria di essere un hippy.
Portava una scarpa sola.
"evidentemente hai perso una scarpa, ragazzo?"
"nossignore", fu la risposta, "ne ho trovata una".

Saludos

Eros

6.3.03

alegher!
info per gli organizzatori della giornata sull'informazione: i tre giornali francesi di cui mi occupo sono: le monde, libération e le figaro (ma guardo con il mio terzo occhio anche una quarta pubblicazione: il nouvel obs). binde hai ragione, forse il teatro centra con l'informazione come i cavoli a merenda, o il barbera del lucchini a st denis... ci rifletto su e vi faccio sapere.

il 20 febbraio è morto maurice blanchot, che ha fatto della morte il motore della sua stessa letteratura. mi permetto di scrivere qui due versi miei, che della prosa di blanchot non riflettono sicuramente l'altezza, forse solo la compulsività.



on distingue déjà les traits du rapport / l'ombre de l'autre
opaque, très haute
de la vertige ou de la hauteur au jour / la nuit
des choses qui commence.



spero sia di buon auspicio!
un abbraccio a tutti
simo.
buongiorno ciao a tutti abitanti e passeggeri temporanei di questa luna (luna piace anche a me). grazie a simo per l'immagine dei quattro immigrati nella banlieue di parigi che giocano a scopa, magari davanti a un tazzin di barbera Lucchini. non si sa mai, se la situazione economica in svizzera peggiorasse potrei essere uno di quei quattro, spero che non mi arrestino. comunque se dovessi emigrare a parigi mi porterei un bel mazzo di Dal Negro plastificate, e un set (da quattro) di tazzin ticinesi. proporrei agli abitanti delle banlieue azioni di disobbedienza civile tramite grandi tornei popolari di scopa dopo le nove di sera, una rivoluzione gandhiana sulle note di toto cavadini.

va bene, basta c'è poco da scherzare, sono un cinico lo so.

per quanto riguarda la giornata sull'informazione/giornalismo comunico a tutti l'idea che abbiamo cominciato ad esaminare domenica. vogliamo tenere d'occhio alcuni giornali da adesso sino a, diciamo, fine aprile e cercare di vedere come l'informazione si sviluppa lungo un certo lasso di tempo. abbiamo indicativamente scelto di tenere articoli riguardanti la situazione della popolazione civile in iraq, scoppi la guerra oppure no. come ha fatto giustamente notare silvio, è un campo in cui la propaganda mediatica si applica sistematicamente (vedi le donne libere e felici senza il burka in afghanistan, o i fieri valorosi e giusti oppositori di saddam, i bambini negli ospedali, magari la popolazione che saluta entusiasta l'arrivo dei carri armati di Bush). come ci presentano queste notizie? quali notizie ci presentano? come ce le presentano i giornali in francia, o in ticino, o in inghilterra? come ce le presentano i giornali di questo o quell'orientamento politico? per far ciò ci siamo divisi i compiti: Eros terrà i tre giornali ticinesi, simo tre giornali francesi, silvio tre italiani (Corriere, Repubblica, Il Giornale), e io tre inglesi (Guardian, Independent, Times nelle edizioni online). Appello: se qualcuno volesse occuparsi dei giornali di un altro paese sarebbe un contributo interessante: magari quelli americani, o tedeschi, spagnoli, arabi (?). Cercasi volontari.

Se riuscissimo a trarre qualche spunto su come evolvono le notizie nel tempo (ad esempio, se dai una notizia in marzo ha un certo effetto, se si scopre in aprile che non era vera l'effetto rimane comunque), che criteri si seguono, da dove vengono le fonti, eccetera, potremmo proporre alcune riflessioni ad una manciata di "ospiti" che saranno invitati. l'incontro potrebbe svolgersi sotto forma di sollecitazioni sul tema dell'informazione che stimolino un dibattito fra i presenti. l'idea è lì, spero in una controproposta, così discutiamo.

il teatro mi sembra un'ottima idea. vai simo grande regista del nostro cuore. un unica obiezione: dovrebbe forse essere fatto a parte, non so se c'è un nesso con il tema informazione.

per quanto riguarda il tema della sollecitazione nei licei e simili, non solo beneficeremmo della freschezza di ragazzi e ragazze di quelle scuole, ma potremmo in qualche modo tentare di preservarla. mi spiego. soprattutto quelli che si apprestano ad uscire dal liceo ed entrare nell'università si apprestano ad un grande salto. io mi ricordo di averlo molto sofferto (in più mi sono beccato il servizio militare in mezzo, che non stimola di certo un'allegra intraprendenza). può essere pericoloso nel senso che l'arrivo all'università è problematico, non ci si ritrova e si viene confrontati con la scolastica quasi subito. questa è la tua materia, queste cose si fanno così, questo ci interessa quest'altro no. è tanto più facile prendere certe abitudini mentali, anche di comodo, quanto più si è disorientati dal confronto con il mostro Università. confrontare questi giovani virgulti con la discussione e il rimettere in questione le loro conoscenze potrebbe rendere alcuni di essi più attenti a certi meccanismi, più consci che altre vie sono possibili, più consapevoli che il loro sapere può essere utilizzato in modo critico. credo addirittura che si sia più disposti a questo durante il periodo dei brufoli e dell'onanismo, che non più tardi.


(in ogni caso a me sono passati solo i brufoli)


citazione finale dal libro che avevo segnalato l'altra volta, se non cito non son contento:

"Moltissime persone tentano di dare alle masse, come le chiamano loro, un nutrimento intellettuale preparato e adattato nel modo che essi credono idoneo per l'attuale condizione delle masse. La letteratura popolare è un esempio di questa maniera di lavorare sulle masse. Moltissime persone tentano di indottrinare le masse con l'insieme di idee e giudizi che costituiscono il credo della loro professione o del loro partito. Le nostre organizzazioni religiose e politiche ci danno un esempio di questo modo di manipolare le masse. Io non condanno questi metodi; ma la Cultura funziona in modo diverso. Essa non vuole impartire dall' alto insegnamenti per le classi inferiori; non tenta di conquistarle per questa o quella setta particolare, con giudizi preconfezionati e luoghi comuni. Essa cerca di sbarazzarsi delle classi; cerca di rendere attuale in ogni luogo il meglio di ciò che è stato pensato e conosciuto nel mondo; cerca di far vivere tutti gli uomini in un'atmosfera di dolcezza e luce, dove possano usare le idee, come essa stessa le usa, liberamente, - in modo che siano nutriti e non incatenati dalle idee. Questa è l'idea sociale; e gli uomini di cultura sono i veri apostoli dell'uguaglianza. I grandi uomini di cultura [...] hanno sofferto per spogliare la conoscenza da tutto ciò che è ostico, rude, difficile, astratto, professionale, esclusivo; hanno faticato per umanizzarla, renderla corrente al di fuori della clique dei coltivati e dei dotti, preservando il meglio della conoscenza e del pensiero del loro tempo, e rendendola perciò una vera fonte di dolcezza e luce."

Matthew Arnold, Culture and Anarchy, 1869

un abbraccio a tutti, a presto

binde



Cari tessitori di pace,
sono contento di vedere che la nascita di questo spazio con-diviso ci permetta un così immediato scambio di idee che porta all'edificazione progressiva della struttura-lul.
Per quanto riguarda il tema dell'informazione-giornalismo é mia convinzione assoluta che l'informazione é parziale perché non é essa stessa realtà che si racconta bensì copia che perde o si arricchisce di particolari. Il giornalista é comunque sia, un filtro di una realtà che non si dà mai da sola ma viene catapultata sul foglio di carta o sul nastro di una videocassetta attraverso il suo occhio-la sua mano-la sua mente-le sue emozioni-ecc. Per questi motivi non é importante capire se l'informazione sia o meno parziale perché comunque sia lo é, ma importante é che ci sia consapevolezza da parte del popolo di aver a che fare con la parzialità e poter scegliere qual'é la parzialità che più li rappresenta.

Pensiero del giorno:

Se hai un solo orologio sai che ora é,
se hai due orologi non sai mai qual'é quella giusta.

Saluti coreani
Eros

5.3.03

Cari zero e uno (mescolati un po'a caso),
in queste settimane sto cercando di lavorare un po' su me stesso. Ho diversi problemi, ci sto ancora scrivendo sopra e quindi non mi dilunghero su questi.

Vorrei intervenire per informarvi sulle ultime due riunioni della LUL e per annotare alcuni spunti stimolati questa settimana dai vostri interventi.

Durante le due riunioni abbiamo discusso sull'opportunità di organizzare un pomeriggio, una giornata sul tema dell'informazione, come preannunciato da Simo. La tematica è ampia e ci siamo dati un po' di tempo per elaborarne i contenuti da analizzare, nel Blog dovrebbe nascere un dibattito nel quale elaboreremo le riflessioni della giornata, i modi di esposizione...... Inoltre, se pensate di poter contribuire con un "conferenziere", o voi stessi con un attività, non indugiate ad organizzarvi e magari proporlo nel Blog.

Per far capire subito cosa ci preoccupa dell'informazione, suggerisco di leggervi i messaggi postati da Simo sulla "propaganda" e "cinegiornali"; altri esempi sono le lotte di contro-informazione che i vari gruppi di pressione, spesso economici, ingaggiano con l'opinione pubblica: esempio prima guerra del golfo.

Personalmente penso che di principio il "giornalismo"/"informazione" non sia molto lontano dai presupposti epistemologici della Storia. Certo di principio, infatti la mancanza di distanza (temporale, politica, geografica...)e la mancanza di certificazioni dell'attendibilità delle fonti pongono uno dei maggiori problemi (magari dico StrXXXXta): a differenza della storia, tutti cerchiamo di modificare l'informazione, essa è sempre di parte. La parzialità, la direzionalità, la "intenzionalità" è parte integrante e inscindibile dell'informazione. Fin qui nulla di nuovo. Sappiamo penso tutti che l'informazione è potere (il quarto dicono). Generalmente si pensa che l'unico modo per difendersi dalla "intenzionalità" dell'informazione sia il pluralismo, la libertà di stampa e di parola. Oggi però, in occidente assistiamo ad un fenomeno strano: la libertà di stampa e di parola sono diritti fondamentali, ma nello stesso tempo si priva alla stampa la necessaria pluralità. Sono le fonti il problema: non c'è pluralità, perché spesso esiste un unica fonte non certificata e spesso non autentica. Esempio: quando scoppierà la guerra nel golfo, l'informazione sarà garantita da una truppa di giornalisti addestrati dal governo USA, altri non saranno accettati in "trincea". Questa sarà la nostra unica fonte....:-( Ho letto da qualche parte, non ricordo dove, che il potere dell'informazione in USA, ha vinto una battaglia nel Vietnam, ha vinto la guerra contro Nixon, ma è caduta con Regan..vedete voi)

Il tema è comunque immenso, economia, società, psicologia, teorie della massa, politica...tutto può essere ricondotto all'informazione, e vice-versa.

OK, Ok la fò lunga: 1 il 29 marzo riunione, anche telefonica, per vedere chi siamo riusciti a coinvolgere, che tipo di attività abbiamo in mente: attualmente abbiamo un teatro sperimentale (vedi SImo) e un'installazione; oltre al dove (convetto-EROS), come e quando
2. A Pasqua riunione
3. I primi di Maggio organizzazione definitiva
4. Sabato 17 maggio (festa di primavera) svolgimento
Beh, spero di essere stato esustivo.

Gli spunti sono brevemente:
A- La guerra ci sarà, senza ONU, con contrari UE e RUSSIA. Questo non è solo una posizione economica, ma anche politica, vedi posizione della Spagna ("vogliamo contare di più uehueh!!").
B-La nota positiva (per Simo) l'Italia sta facendo un mezzo passo indietro, sembra...il Berlusca non parla più :-)
C- ho scritto troppo prima e mi sono perso: colpa di carnevale W il nuovo re del Rabadan: RE DANTUM 1.

Un abbraccio forte forte a tutti. Grazie ragazzi vi voglio bene: se non ci foste probabilmente sarei troppo triste in questo momento storico per essere ottimista per il futuro: W la LUL, W l'accademia degli ALTERATI...seguiranno delucidazioni.

(S)ilvio

Ps firmatevi

4.3.03

cari distillatori di assoluto,
finalmente scrivo, dopo alcune settimane di presenza silenziosa su questa luna - "luna" mi piace, è un bel nome per un non-luogo (è in un certo senso un luogo comune, malgrado poche persone vi abbiano effettivamente soggiornato, un patrimonio dell'umanità, un po' come i castelli di bellinzona... e poi c'è l'ultimo peter gabriel, che tanto ha influito sulla nascita della lul, come i cicli lunari sulle maree e sulle stagioni).
sono tranquillamente seduto davanti al mio mac, in compagnia di un buon bicchiere di laphoraig e dell'ultimo (ahimé!) pacchetto di parisienne che mi sono portato in francia, sandrine dorme sul divano, e penso a quelli tra voi che, vestiti da zingarelli, da dizionario dei sinonimi e dei contrari o da puffetta, stanno ballando - con un ultimo etilico sforzo, non privo di primitivo eroismo - sui ritmi sincopati e le dolci melodie cacofoniche delle guggen che salutano stanotte il carnevale di bellinzona. un po' di inviadia e di malinconia (albano cantava: "nostalgia nostalgia canaglia..."), devo ammetterlo, mi attraversano ora... ebbene, avrò la mia rivincita domani pomeriggio quando sfatti, abbruttiti dall'alcool e dalle frittelle del carnevale, gialli in volto e con un dolore lancinante alla testa, disgustati dalle idiozie che passano alla televione (che pensavate la sola attività compatibile con il vostro stato fisico e mentale, ma che invece non fa altro che aumentare la vostra emicrania), accenderete stancamente il computer per navigare (o meglio: lasciarvi naufragare, portare alla deriva) in internet, e - perché siete veramente rintronati - cliccherete sul link sbagliato, che non è quello di luisa corna, come volevate, ma quello della lul, e leggerete queste mie righe... che come di consueto divido per punti:

1. sono veramente contento che molti di voi siano riusciti a raggiungere questa luna, e a pubblicare i loro commenti. quando silvio mi ha parlato di questo spazio sono stato subito entusiasta: era la soluzione che ci voleva ad uno dei principali problemi cui la lul si è subito scontrata: la dispersione fisica dei suoi componenti. ci voleva forse un po' di tempo, e ce ne vorrà forse ancora molto prima di imparare a vivere questo luogo...

2. grazie a eros e binde per aver avuto il coraggio di leggere il manifesto. mi sembra che la citazione di J. H. Newman proposta dal binde (24.2.03) sia precisa e vada nella nostra direzione. mi piace il finale: "un arte ... meno metodica, meno tangibile, meno sicura ". è un'attestazione di modestia.

3. sempre il binde, nello stesso contributo, pone l'accento su tre punti: a) il rapporto della lul con l'informazione, b) l'introduzione di un corso di giornalismo in una delle facoltà della lul e c) il rapporto con le scuole post-obbligatorie.
per quanto riguarda il punto a) il problema è a mio modo di vedere reale e importante: sicuramente la discussione sarà da affrontare, anche in uno dei nostri prossimi incontri. magari, se fosse possibile, si potrebbe chiedere a qualcuno (possibilmente con qualche conoscenza dei meccanismi dell'informazione) di preparare una bozza (una piccola ricerca) su problemi specifici - come rapportarsi ai mezzi di comunicazione in ticino? quali canali privilegiare? in che modo? che ruolo attribuire a canali non istituzionali (internet, volantinaggio, ...) - sulla quale poi poter discutere assieme.
per il punto b) secondo me binde ha ragione: giornalismo è sicuramente una materia da introdurre nella lul e dovremmo discuterne.
per il punto c) secondo me binde ancora una volta è lungimirante e illuminato da scienza divina: dovremmo ricordarci di come eravamo al liceo (brufoli e onanismo a parte) e al potenziale di quell'età. per questo penso che anche silvio sia d'accordo, e ha tutta una sua teoria. la lul nasce anche per questo. bisognerebbe al più presto coinvolgere ragazzi del liceo, della prope, della commercio, ... nel progetto, porterebbero aria fresca e io personalmente mi sentirei meno vecchio (almeno spero).

4. da quel che ho capito, l'ultima riunione della lul al bar della posta di viganello ha dato il via libera all'organizzazione per maggio di una giornata di riflessione sull'informazione. non essendo stato presente a quell'incontro, vorrei proporre un'attività per quella data: un teatro. ho visto che due registi americani hanno t adattato nel giro di due mesi il lisistrate di aristofane - una commedia in cui le donne fanno lo sciopero del sesso contro la guerra - ai giorni nostri (cfr. guerra in irak), pieces già rappresentata in u.s.a e francia (ieri) e in un'altra decina di paesi. l'idea mi sembra molto bella e oltretutto realizzabile: si tratta di trovare degli attori (una ventina, penso), magari ragazze e ragazzi del del liceo, attori di teatro ticinesi, anche noi stessi... il testo viene letto sui leggii - non è necessario essere grandi attori o imparare tutto a memoria ! - è divertente e al tempo stesso fa riflettere. lo si potrebbe fare in un teatro, alla colonia di mendrisio (?), al macello o in parco, se il tempo è al bello... mi piace l'idea che venga letto anche a lugano, e non solo a n.y., parigi e berlino... se qualcuno mi aiuta, io posso trovare il testo e organizzare la regia e una qualche scenografia, magari un po delirante con video e musica: fatemi sapere!

5. sempre in riferimento alla giornata sull'informazione: secondo me è un tema fondamentale. un esempio recente: la posizione della francia sulla crisi irakena. a mio modo di vedre, siamo in piena propaganda di guerra: qui in francia, sembra di essere negli anni dieci... i cattivi americani e i vecchi e saggi europei (ma poi sono solo francia, belgio e germania!). non so come la vedete voi in italia o in svizzera, ma io sono un po' inquieto: la francia è sì contro la guerra, ma perché? è questo che i giornali e la televisione francese non dicono, o dicono sottovoce. se c'è la guerra in irak, l'europa entra in recessione (!!!) economica (è matematico, sicuro al 100 per 100), e gli stati uniti rilanciano la loro economia. se la guerra non c'è, gli stati uniti entrano in crisi e l'europa può respirare, e in questo momento ne ha bisogno. è forse un caso che chirac si trova oggi in algeria (prima visita ufficiale di un presidente francese dall'indipendenza), acclamato come il salvatore della pace e dell'islam da folle di algerini? forse no, se si pensa alle risorse di gas naturale e di petrolio che ci sono in algeria. è vero, chirac non vuole la guerra, ma nello stesso tempo: 1) in costa d'avorio i francesi stanno mantenendo con armi (più o meno interposte) i loro "interessi strategici", 2) si allea nel consiglio di sicurezza con cina, russia e siria (paesi dai governi pacifisti quanto lo sono il governo bush e il regime di saddam), 3) per mantenere la pace nel mondo qualche anno fa faceva test nucleari a gogo in tranquille isolette del pacifico, 4) ha un primo ministro che in francia taglia le tasse ai ricchi, aumenta i poteri della polizia (se non lo sapete nelle banlieu francesi è stato introdotto una sorta di legge marziale: gruppi di più di due persone dopo le nove di sera per strada o nelle scale degli hlm sono proibiti: ergo, se giochi a scopa nel parco dopo le nove vai in prigione e hai una multa), rimpatria con voli charter immigrati clandestini e crea centri di detenzione per minori... 5) se non fosse presidente della repubblica sarebbe sotto processo per corruzione, abuso di potere e traffico di interessi... tutto questo per dire che le cose sono sempre un po' più complesse di come crediamo, e in particolar modo chi credesse che il dibattito pro e contro la guerra in irak sia un dibattito trasparente secondo me si sbaglia: vi sono interessi economici contrastanti che stanno per scardinare i fragili equilibri del post-guerra fredda, nuove alleanze si formano, fuori e dentro l'europa... se è così, come credo, la guerra in irak è forse il primo aperto conflitto di una nuova stagione politica. ma mi sono spinto oltre i miei intenti: riaffermare la necessità di una riflessione sull'informazione per prendere distanza, non essere risucchiati nel vortice (grazie binde per il bel concetto!), capire con un po' più di lucidità quello che sta succedendo, essere meglio attrezzati per affrontare il futuro, al limite (idealmente) per cambiarlo. se la guerra non scoppia, sono il primo ad essere sollevato. ma se non scoppia per le ragioni sbagliate, e se non ci si rende conto di queste ragioni, questa crisi sarà solo la prima di tante. ecco perché riflettere sull'informazione è a mio modo di vedere fondamentale per non auto-ingannarsi.

beh, ecco cosa volevo dire. mi scuso per il disordine dei miei propositi, e spero che qualcuno reagisca. un abbraccio
simo.